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Sala Esposizioni “Panizza” di Griffa (Vb)

Alla scoperta delle identità nelle sculture di Paolo Troubetzkoy

di ilTorinese pubblicato mercoledì 13 aprile 2016

Un nuovo contributo alla conoscenza dell’ artista e dei suoi rapporti con i personaggi da lui ritratti dei quali sino a oggi studiosi e pubblico non si erano mai occupati in modo particolare. Da vero cosmopolita il principe, di origini russe e americane ma cresciuto in Italia, aveva committenze anche in Europa, America e Russia e, come soggetti, i membri di quell’alta società internazionale appartenente alla così detta Gilded Age

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Nell’ambito della mostra Gianbattista Bertolazzi – Fotografie dalla Gipsoteca Troubetzkoy” attualmente in esposizione alla Sala Esposizioni “Panizza” di Griffa (Vb), Gianni Pizzigoni e Elisabetta Giordani sabato 16 aprile 2016 alle ore 17.30 presenteranno “DIMMI CHI SONO! Alla scoperta di nuove identità nelle sculture di Paolo Troubetzkoy”.L’incontro avrà come tema la ricerca condotta dai due relatori circa l’identificazione di alcuni deitrube3 personaggi ritratti nelle sculture di Paolo Troubetzkoy. Si tratta di personaggi finora sconosciuti o poco conosciuti dei quali è stato possibile ricostruire la biografia e la storia che li ha visti rappresentati nella produzione dello scultore. E’ questo un nuovo contributo alla conoscenza dell’ artista e dei suoi rapporti con i personaggi da lui ritratti dei quali sino a oggi studiosi e pubblico non si erano mai occupati in modo particolare. Da vero cosmopolita il principe, di origini russe e americane ma cresciuto in Italia, aveva committenze anche in Europa, America e Russia e, come soggetti, i membri di quell’alta società internazionale appartenente alla così detta Gilded Age, con dimore lussuose in ogni parte del mondo in grado di assecondare ogni passione, dal mecenatismo al collezionismo d’arte, dalle corse automobilistiche, all’allevamento di purosangue e quant’altro. Troubetzkoy, aristocratico e semplice nello stesso tempo, ritraeva i personaggi di questo ambiente senza lasciarsi condizionare e il più delle volte non metteva né titoli né nomi alle sculture perché come lui stesso diceva: “ Io lavoro non solo per esprimere una forma, ma soprattutto per trasmettere il senso della vita, perciò la forma ha maggiore significato se vi è vitalità; per questa ragione un titolo (e quindi anche un nome) potrebbe limitare tutto ciò che la mia opera significa realmente.”. Oggi l’opera e lo stile personalissimo dello scultore sono ormai apprezzati e conosciuti. Possiamo permetterci di addentrarci nelle personalità di coloro che hanno voluto farsi ritrarre da lui e quindi hanno potuto trattenere per sempre la vitalità di cui tanto parlava. Anzi, conoscere meglio questi personaggi, ci permetterà di conoscere meglio anche l’arte di questo artista che ha saputo interpretare fedelmente, ma anche con un certo disincanto, i protagonisti della sua epoca.