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Il declino di Torino è accelerato negli ultimi due anni. E si rinuncia al TAV

Fca, Addio Lingotto?

di ilTorinese pubblicato lunedì 17 dicembre 2018

di Ibis

La storica palazzina direzionale Fiat (ora FCA) del Lingotto, dove c’è l’ufficio che fu del fondatore, il vecchio senatore, e poi del nipote Gianni, chiuderà  i battenti ai grandi manager del gruppo? Se così fosse, come sembra da informazioni che abbiamo raccolto,  FCA volerà via, silenziosamente , senza che nessuno (e per nessuno si intende innanzitutto chi governa la città) dica nulla, forse nemmeno lo sa. Pare che accadrà presto, molto presto, sembrerebbe già a gennaio. L’ufficio di John Elkann, per quanto il Presidente starà a Torino, potrebbe trasferirsi alla Fondazione Agnelli in via Giacosa, quello di Manley, il CEO che ha sostituito Marchionne, non è già più a Torino. I manager restanti andranno tutti a Mirafiori, nei grandi e mezzi vuoti uffici di quello che un tempo fu il più grande complesso industriale del mondo. Il declino della bella palazzina del Lingotto è più che un simbolo di quello di Torino. L’accelerazione si è avuta negli ultimi anni dopo l’effetto “droga” delle Olimpiadi: come ogni droga , la fine dei suoi effetti provoca crisi di astinenza. Così il declino sta accelerando in mancanza di scelte politiche coraggiose e capacità di risvegliare o attirare investimenti pubblici e privati ( altro che “decrescita felice”).

Si fa addirittura il contrario, si rifiutano gli investimenti in corso: il più grande di tutti è il Tav , con i suoi due miliardi e 900 milioni che ricadrebbero su Torino e provincia e con la potenzialità di creare un nuovo grande collegamento internazionale innanzitutto per la città, ma che naturalmente interessa anche tutto il Nord e quindi l’Italia. I valsusini, meglio la parte ( forse addirittura minoritaria in valle) contraria al Tav, ha trovato una sponda formidabile nella sindaca, la sua giunta e il governo. ” A questa città manca coraggio. Mancano sogni», ha detto il Presidente dell’Ordine degli Architetti Massimo Giuntoli, venerdì 14 dicembre, nel convegno che ha chiuso i ciclo di incontri Architettiamo la Città promosso dall’Ordine di Torino. Gli architetti hanno sondato la città con incontri in tutti i quartieri per riflettere e cercare potenzialità e per scrivere una piattaforma per il rilancio : sei le questioni prese in esame: degrado e cura del territorio, città a misura di studente, mobilità e viabilità del futuro, fiumi, multi-centralità, commercio. Ma alla base di qualunque politica territoriale futura capace di attrarre investimenti, gli architetti indicano infrastrutture più efficienti e veloci. “La città” . spiega il Presidente Giuntoli , “deve essere connessa con l’area metropolitana , non più Torinocentrica , ma anche con Milano e l’Europa.”  In sala si è notata l’ennesima assenza della sindaca Appendino, ormai consueta quando i temi scottano: dopo il voto contro la Tav in consiglio, la sfilata no Tav dell’8 dicembre ( pur dichiarandosi d’accordo ), il voto favorevole all’opera del consiglio dell’Area metropolitana. Ma non è una buona politica quella di scomparire e non ascoltare. Alla lunga non pagherà ( si parla di sondaggi discreti che darebbero i 5 stelle in caduta libera a Torino ). L’allarme sul declino della città, che sta accelerando , viene da varie parti. Anche dalla chiusura di diversi negozi del lusso. L’ultimo, la gioielleria Olivero in Galleria San Federico il cui titolare ha dichiarato alla Stampa: «Ho deciso di chiudere a fine anno. In queste condizioni non si può andare avanti: la crisi c’è da tempo, ma gli ultimi due anni sono stati insostenibili». E il gioielliere Silvio Palmerio aggiunge «La situazione qui è molto seria in una città come Torino che non dà nessun cenno di risveglio. Ormai siamo la periferia di Milano e la situazione si riflette anche sul turismo, che quando c’è non compra». Nel convegno degli architetti torinesi sono stati dati numeri che fanno paura: li ha illustrati Lorenzo Bellicini, direttore di Cresme, il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia. Tra il 2013 e il 2017 Torino ha perso altri 20 mila abitanti, solo Napoli ha fatto peggio; Milano è cresciuta di 43 mila e sono cresciute anche Bologna, Roma, Firenze, Bergamo, Brescia. Con questo trend , nel 2036 gli abitanti di Torino scenderebbero a 750 mila. Qualche segnale di risveglio c’è , ma ancora debole, in prmis la manifestazione dei 40 mila organizzata dalle 7 signore di “Sì Torino va avanti” con Giachino . Il documento firmato da 33 associazioni di categoria e sindacati. Bisognerebbe che emergesse una nuova classe dirigente o che quella che c’è ancora ,soprattutto nell’imprenditoria privata, si risvegliasse prima che sia troppo tardi e con la politica ( quella che ha le sue visioni del futuro ) saldasse una alleanza : bisogna battere a porte in Europa e nel mondo, mettere in campo le migliori relazioni e attirare investimenti, centri direzionali, manifestazioni. E bisognerebbe che la sua borghesia, sì proprio la borghesia caro Grillo caricatura dei vecchi radical chic, incalzasse le classi dirigenti e magari …scendesse di nuovo in piazza per salvare la città e anche le classi popolari con le figlie e i figli a casa disoccupati.

 

(foto: il Torinese)

 

 

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