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L'attualità dell'enciclica più discussa di Paolo VI. Una lettura Americana

Abusi e “Me too” a 50 anni dall’Humanae vitae

di ilTorinese pubblicato venerdì 3 agosto 2018

L’attualità di una   delle encicliche più discusse,   come l’Humanae vitae ? Ce lo dimostrano gli scandali sessuali attribuiti a uomini anche importanti di Chiesa ( l’ultimo all’ ex Arcivescovo di Washington, D.C., Theodore McCarrick destituito da papa Francesco) e le accuse delle attrici del movimento “Me too” contro gli abusi di produttori, registi e attori famosi . Lo scrive sull’ultimo numero   dall’autorevole rivista americana “ National review” ( di orientamento repubblicano) – nel commemorare i 50 anni di questo importante documento- Kathryn Jean Lopez , senior fellow presso il National Review Institute e redattrice di National Review. Cinquant’anni fa di questi giorni , il 25 luglio 1968 , Papa Paolo VI emise l’enciclica Humanae vitae, un documento che fu subito molto discusso e criticato e che voleva essere un avvertimento su come la rivoluzione sessuale avrebbe potuto   provocare danni a uomini, donne, bambini e famiglie. Nel documento si diceva che l’uso diffuso della contraccezione artificiale, che separa il sesso dall’amore generoso e integrale del matrimonio abbasserebbe i nostri standard morali. Renderebbe più difficile per i giovani vivere bene l’amore . Allora fece molto scandalo , mentre il suo anniversario , a Torino come altrove (a parte i media cattolici) , è praticamente passato inosservato o sono state appena ricordate le vecchie critiche. L’enciclica fu, allora,   sbrigativamente letta come un divieto ad usare la pillola e fu molto avversata dai movimenti di liberazione sessuale. Oggi ,in anni di culle vuote, i problemi sono rovesciati. E’ dunque interessante leggere su “ National review” Kathryn Jean Lopez , che , invece, definisce questo documento profetico e scrive che “ andrebbe riletto alla luce dei nostri giorni” . Ne cita ad esempio alcuni brani. Il primo, è quello in cui Paolo VI scrive ( tradotto dall’inglese) : “ Gli uomini responsabili possono diventare più profondamente convinti della verità della dottrina formulata dalla Chiesa su questo tema se riflettono sulle conseguenze dei metodi e dei piani per il controllo artificiale delle nascite. Lasciate che prima considerino con quanta facilità questa linea d’azione possa aprire la strada all’infedeltà coniugale e a un generale abbassamento degli standard morali. Non serve molta esperienza per essere pienamente consapevoli della debolezza umana e per capire che gli esseri umani – e specialmente i giovani, che sono così esposti alla tentazione – hanno bisogno di incentivi per mantenere la legge morale, ed è una cosa cattiva rendere facile per loro infrangere quella legge. Ma l’autrice sottolinea ,soprattutto, come il documento “ si prende cura delle donne” dove scrive: “ Un altro effetto che dà motivo di allarme è che un uomo che si abitua all’uso dei metodi contraccettivi può dimenticare il rispetto dovuto a una donna e, trascurando il suo equilibrio fisico ed emotivo, ridurla ad essere un semplice strumento per la soddisfazione del suoi propri desideri, non considerandola più come il suo partner che dovrebbe circondare di cura e affetto.” “ C’è sempre bisogno di una guida paterna”, scrive la Lopez. Ma cosa è successo 50 anni fa? Anche “ persone all’interno della Chiesa cattolica lo hanno respinto. Come se non bastasse questa sfida per convincere la cultura più ampia che poteva esserci qualche saggezza in questa enciclica.   E come se non fossimo tutti in pericolo di cadere in errore anche con le migliori intenzioni. Forse l’ultima cosa di cui ciascuno nel mondo aveva bisogno era dimenticare questa saggezza . 50 anni dopo, sembra proprio che sia così”. E quindi è un brutto anniversario, dice l’autrice, affermando che “ il movimento MeToo   è già un’accusa della nostra mancanza di impegno nel condividere l’avvertimento e la bellezza di ciò che Paolo VI ha evidenziato nel documento”. Kathryn Jean Lopez chiude con un appello a tutti i cattolici ad abbracciare veramente la bellezza dell’insegnamento della Chiesa e ad offrirla al mondo, rendendola irresistibile al modo in cui viviamo le nostre vite”. “ Per quanto fuori moda sia, aggiunge, il mondo ha bisogno che i cattolici siano cattolici. Lo aiuta. E che cosa diavolo succede quando non lo siamo, lo stiamo vedendo… Lo dobbiamo a tutte le vittime di abusi. Lo dobbiamo a ogni anima coraggiosa che si sforza di vivere sinceramente nella sua umanità. Lo dobbiamo soprattutto al Dio che ci ha creati e ci rafforza per amore tra le rovine degli ultimi 50 anni. Vivere l’amore, non l’indifferenza, la vigliaccheria o il male.”

Ibis

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