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Perché si resta affascinati irrimediabilmente dai richiami del passato e da tutto ciò che è ormai in disuso?

A tutto vintage

di ilTorinese pubblicato venerdì 10 febbraio 2017

balon2Ogni settore, da quello delle passerelle a quello automobilistico, dal trucco alla musica e all’arredamento, passando per l’abbigliamento, è soggetto alla tendenza vintage, andando a rispolverare vecchi brand arricchendoli del valore aggiunto apportato dalla tecnologia

 

Di Paolo Pietro Biancone*

 

 

In ambito economico aziendale ogni fenomeno è spiegabile a partire dal bisogno che soddisfa. Anche il business del vintage ha il suo perché. Perché si resta affascinati irrimediabilmente dai richiami del passato e da tutto ciò che è ormai in disuso? Che ci si trovi di fronte ad un’auto d’epoca, ad un indumento o ad un oggetto di arredamento, l’interesse e la curiosità scatenano i nostri sensi verso un immediato desiderio di possesso. il termine vintage è diventato sinonimo dell’espressione d’annata dopo essere stato inizialmente usato per definire i vini invecchiati. Oggi il concetto vintage si è allargato fino ad abbracciare vari aspetti della nostra cultura – dalle auto, ai vestiti, ai dischi, balon1all’arredamento. Il messaggio che si vuol far passare è sostanzialmente: Vintage è bello, vintage è cool e moderno. Il fenomeno economico aziendale del vintage rappresenta cosa hai vissuto e sognato da bambino. Quando assumono valore i pezzi vintage? Quando chi le sognava raggiunge età di eccesso di reddito. Ecco il motivo per cui vanno a ruba le barbie e i robot giapponesi degli anni ’70; mentre i giochi e gli oggetti degli anni ‘80 non suscitano ancora particolare interesse: gli acquirenti potenziali, i trentenni di oggi, che le hanno vissuto oggetti e giochi anni ’80 non ha ancora maturato l’eccesso di reddito, che consenta loro di “possedere” i sogni e ritrovare ricordi.

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Vintage”, “d’antan”, “come una volta”: la merce invecchiata dal tempo ha sempre fascino sui consumatori. Tanto che il mercato dell’usato si conferma in espansione in Italia nel 2016 con un 1,5% in più rispetto all’anno precedente. Roma (10,9%), Milano (7,8%) e Torino (5,7%) sono le tre provincie più floride, contando rispettivamente 378, 272 e 200 attività. Torino è anche antiquariatocapoluogo del vintage: è presente, ogni seconda domenica del mese, la Fiera del C’era una volta, chiamata anche Gran Balon. Più di 200 espositori presenti e centinaia di capi d’abbigliamento e accessori sia per gli adulti che per i più piccoli, puramente vintage e retrò. Per chi ama la moda in ogni sua declinazione è senz’altro da visitare. Anche Roma, la città eterna, ha il suo mercatino dell’usato: ogni domenica del mese, ad esempio, in Zona Casilina apre il Circolo degli Artisti, per chi è in cerca di oggettistica vintage di ogni tipo. Infine, a Bari, non si può non visitare La Fiera del Catapano che si tiene ogni prima domenica del mese ed è visitato da migliaia di persone. Un mercatino dell’usato da vedere per chi si trova a Milano è senz’altro quello relativo alla Fiera di Senigallia: si svolge ogni sabato lungo i navigli in zona Porta Genova, ed è un piccolo mercato nel quale è possibile trovare veramente di tutto.

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Dai vestiti alternativi, a oggetti vintage di ogni tipo fino ad arrivare a dischi e vinili introvabili. È uno dei più antichi della città e nasconde sempre delle piccole perle. A Napoli, invece, è sempre presente la Fiera antiquaria, ormai divenuta un vero e proprio luogo di ritrovo per tantissimi appassionati. Sono infatti molte le riviste di settore che spesso se ne occupano. Ogni settore, da quello delle passerelle a quello automobilistico, dal trucco alla musica e all’arredamento, passando per l’abbigliamento, è soggetto alla tendenza vintage, andando a rispolverare vecchi brand arricchendoli del valore aggiunto apportato dalla tecnologia: è il caso ad esempio della MINI o della Cinquecento, riesumate dal boom mercatino casaleeconomico automobilistico e perfettamente adattate alle esigenze qualitative ed estetiche dei giorni nostri. Ma è soprattutto nell’ambito dell’abbigliamento che gli amanti del sapore antico possono sbizzarrirsi sganciandosi dall’obbligo modaiolo dell’abito monomarca o perfettamente abbinato e lasciarsi andare alle più sfrenate rappresentazioni della propria fantasia ricorrendo ai tanti mercatini o negozi di vintage diffusisi a macchia d’olio in ogni città o più semplicemente curiosando tra i bauli di mamme e nonne ripescando piccoli tesori perduti. Rievocare articoli di ‘seconda mano’ è il modo più simpatico ed eccentrico per rendersi unici tra tradizione e innovazione, anche attraverso semplici dettagli, affiancando autentici pezzi di design alle evoluzioni del gusto.

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*Professore Ordinario di Economia Aziendale e coordinatore del Corso di Dottorato in Business & Management

(foto: il Torinese)