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il concerto nell'Alessandrino

A tu per tu con Katia Ricciarelli

di ilTorinese pubblicato sabato 11 giugno 2016

ricciarelli iarisQuello che colpisce di Katia Ricciarelli in un colloquio a tu per tu dopo il concerto è la sua grande umanità. Dopo aver cantato nella piazza di Valmacca sabato 11 giugno, in un concerto organizzato dal Comune del paese monferrino a cavallo tra Casale Monferrato e Valenza, non si è sottratta prima al contatto con il pubblico, poi con chi voleva scambiare quattro chiacchere con la “Signora della Lirica italiana”. Sul palco con lei c’era Francesco Zingariello, tenore pugliese che è stato suo allievo venticinque anni fa ed ora è docente di canto a Matera oltre che ad avere mille altri impegni artistici. Ad accompagnarli c’erano invece alcuni ottimi elementi dell’Orchestra di Puglia e Basilicata. Il suo è stato un viaggio musicale partito dalla romanza e finito alle falde del Vesuvio “perché Napoli – come hanno detto sia Ricciarelli che Zingariello – è per noi fonte di ispirazione e le canzoni napoletane sono conosciute in Australia, in India, nelle Americhe, in Sudafrica”. E un momento toccante si è avuto quanto a dedicato “Caminito” alla madre “la persona che mi ha sempre sostenuto ed aiutato”. Ma è stata anche l’occasione, e lo ha ribadito nel breve incontro nel dopo spettacolo per annunciare che sta lavorando “ad uno spettacolo autobiografico recitato e cantato, con la partecipazione di Zingariello, una presenza validissima, con lui lavoro spesso, e a volte se non c’è mi sento persa musicalmente”. Dunque Zingariello non è soltanto una spalla ma una Spalla con la S maiuscola, un tenore della notevoli doti vocali e sceniche. E il suo rapporto con Torino ed il Piemonte: “Ci sono zone che, anche geograficamente, per un motivo o per l’altro non si toccano. In Piemonte ed a Torino, comunque, ho cantato più di una volta ed il ricordo è sempre molto positivo”. Infine alla domanda su quale sia il personaggio in cui preferisce calarsi e quale è l’opera che ricorda di più, Katia Ricciarelli spiega che “il melodramma è fatto di eroine che si sacrificano per amore. Ci sono opere che ti ricordano momenti della tua vita, come la Boheme che è stata quella del mio debutto. Sono stata Desdemona nell’Otello, sono stata l’ultima Desdemona di Del Monaco e la prima di Domingo e quella nel film di Franco Zeffirelli. Ma ci sono anche altre parti ed opere che non si dimenticano mai”.

Massimo Iaretti

(foto:  il Torinese)