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Quella “strana bottega d’antiquario”

A Trieste, tra gli scaffali della libreria di Umberto Saba

di ilTorinese pubblicato venerdì 12 maggio 2017
La libreria antiquaria iniziò la sua attività al numero 30 di via San Nicolò, nel cuore di Trieste, nel 1904 con il nome del libraio-editore Giuseppe Mayländer e venne acquistata quindici anni dopo – nel 1919 – dal poeta Umberto Saba, diventando uno dei più importanti luoghi d’incontro gli intellettuali triestini. In quei locali, tra gli scaffali gonfi di libri e antiche carte, Saba s’incontrava con gli scrittori della “città dei venti” come Italo Svevo, Giani Stuparich e Virgilio Giotti, e altri autori come Carlo Levi e Giovanni Comisso. Così quella “strana bottega d’antiquario” che “s’apre, a Trieste, in una via secreta” dove “d’antiche legature un oro vario, l’occhio per gli scaffali errante allieta”, come la definì lo stesso Saba nel suo Canzoniere, entrò a far parte della storia letteraria della città dalla “scontrosa grazia”.
Varcarne la soglia, incontrare Mario Cerne – figlio di “Carletto”, il socio di Umberto Saba che ereditò la Libreria sessant’anni fa, alla morte del poeta, nel 1957 -, ascoltare i suoi racconti e perdersi tra i libri è un’emozione straordinaria, unica, intensa. La libreria oggi raccoglie un patrimonio unico, offrendo un’ampia scelta di libri antichi e rari, stampe e carte geografiche. La storia della “Libreria Antiquaria Umberto Saba“, il suo cammino “ atipico, complesso e complicato, ma a suo modo estremamente affascinante”,  è raccontato in un libro curato da Elena Bizjak Vinci e Stelio Vinci.
Dall’arrivo a Trieste da Pola del croato Mayländer nel 1904 – che intraprese l’attività di libraio, acquistando la sezione antiquaria della libreria Quidde – al trasferimento al pianoterra al “30” di via San Nicolò e alla cessione a Umberto Saba ( pseudonimo di Umberto Poli), le vicende di quello che il poeta descrisse come “l’antro oscuro” si affiancano alla storia di questa città di confine da sempre contesa. Tra le pareti della libreria, l’andirivieni degli “strani clienti” – come Saba usava chiamare i frequentatori dell’Antiquaria –, le chiacchiere e le ricerche di volumi e documenti prese forma una parte molto importante della vita intellettuale triestina. Da Mayländer al signor Stock ( imparentato con il fondatore della nota ditta di liquori, che Saba accettò come socio al cinquanta per cento all’inizio degli anni Trenta), fino al “commesso” Carlo Cerne, che riuscì a gestire con talento e oculatezza la libreria, ereditandola nel 1958,questa miscela di persone e storie ne ha fatto – in più di un secolo – un luogo di cultura unico e originale. Nella libreria, tra le varie pubblicazioni, non si può non acquistare la poesia “Trieste” , la prova del legame inscindibile del poeta  con la città dal grande fascino, sospesa tra il mare e l’asprezza delle colline carsiche. Scritta tra il 1910 e il 1912, “Trieste” è stata tradotta in una moltitudine di lingue e rappresenta la quintessenza di questa città in terra giuliana, al tempo stesso italiana, slovena e mitteleuropea. E’ un modo giusto per approssimarsi o concludere una visita alla libreria di Saba, “nutrendosi” con i versi che raccontano le piazze e le vie, le rive e il mare, dove soffia la bora e “ s’infrange l’ultima onda del Mediterraneo”.

Marco Travaglini