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ARTISTA FRA GLI ESPONENTI DI PUNTA DEL NUOVO MINIMALISMO AMERICANO

A Torino la prima mostra europea di Ted Larsen

di ilTorinese pubblicato venerdì 30 dicembre 2016

Una personale alla “Privateview Gallery”, fino al 31 gennaio

Un colpaccio mica da ridere quello messo a segno da Silvia Borella e Mauro Piredda, giovani e talentuosi galleristi torinesi, con l’ospitata nella loro “Privateview Gallery”, aperta da pochi mesi in piena San Salvario a Torino, del “Solo Show” di Ted Larsen che sotto la Mole in prima europea presenta, a cura di Paola Stroppiana, 24 opere “site specific” realizzate appositamente per l’evento subalpino.

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Nato nel 1964 a South Haven, nel Michigan, da diversi anni Larsen, sicuramente oggi fra gli esponenti più affermati del nuovo Minimalismo americano, vive e lavora a Santa Fe (New Mexico), tradizionalmente luogo cult per la comunità artistica statunitense. Sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private, nonché in diverse istituzioni museali, fra cui il “New Mexico Museum larsen1of Art” di Santa Fe e l’ “Edward F. Albee Foundation” di New York. Pittura scultorea o scultura pittorica: sulle asettiche pareti in candido cartongesso della Galleria di via Goito, i lavori di Ted Larsen ben documentano le origini culturali di un discorso estetico profondamente colto e meditato, che nasce da una geniale manualità, “applicata a materiali di recupero in equilibrio fra pittura, ready-made e scultura astratta”, per tradursi in modo “giocoso” ma larsen2estremamente equilibrato nei suoi effetti di rigorosa definizione materica, in oggetti unici e irripetibili. Lavori sui quali è consigliabile (meglio, d’obbligo) non disquisire oltre il “quello che vedi è quello che vedi”, per dirla con Frank Stella, fra i teorici di quell’ “oggettivazione” delle opere che è prerogativa di fondo del linguaggio minimale. E proprio a Stella, ma anche a Donald Judd (e alla sua risposta attraverso la “tridimensionalità della superficie pittorica” al “soggettivismo” dell’Informale e dell’Espressionismo Astratto) così come a John McCracken (cui il Castello di Rivoli ha dedicato una personale nel 2011), Ted Larsen guarda con occhio attento, ma sempre in termini di originale e creativa operatività. Artista di formazione accademica e profondo conoscitore della storia dell’arte, in lui sono innegabili i rimandi, attraverso larsen3l’ormai acquisita e principale dimensione minimalista, al Modernismo così come alle più complesse avventure delle prime avanguardie dell’arte astratta o concettuale e perfino cubista. A fare la differenza, per l’artista di Santa Fe, è sempre l’intervento manuale, quel lavoro “di bottega” brillante e puntiglioso e geniale, che va “dalla sgrossatura di pezzi di lamiera di più grandi dimensioni recuperate direttamente dai depositi di rottami e lavorate in studio, alla costruzione dei singoli elementi che compongono le sculture, realizzate in legno di compensato, assemblate con silicone e ricoperte in ultimo con le lamine recuperate”. Libere di documentare, a seconda del materiale trattato, di tutto un po’: dal reperto d’auto Anni Cinquanta ai più eterogenei complementi d’arredo in formica agli american diner o altro, fino ai rivestimenti di frigoriferi d’antan e agli oggetti più strani e svariati che possano venirci in mente. Fantasia e realtà senza limiti. Su questo “gioca” la creatività larsen4dell’artista, attraverso un pluralismo di forme su cui molto incidono anche gli spazi bianchi delle pareti che diventano “magico infinito” e i chiaroscuri prodotti dalle ombre che si fanno opera esse stesse: linee curve, angoli improvvisi, altre linee a contrasto; volumi che abbondano raddoppiano e si ripetono, accanto ad altri che s’appiattiscono fino al puro geometrismo di elementi metallici modulari (esemplare l’imponente“Lined Out Installation”) o si collocano in uno snello sviluppo orizzontale, come nel caso del Lègeriano “Awfully Good”. Personalissimo anche l’uso del colore, con “accostamenti di palette color pastello, spesso recanti i segni delle ‘vite’ passate”, in opere che sono “patchwork giocosi” concepiti per “restituire bellezza a un mondo di consumismo e di rifiuti”. Dove anche i titoli (“Hard Curve”, “Voodoo Science o “True Fiction”) nascono come ironici ossimori per scaraventarci in labirinti interpretativi senza via d’uscita. Esattamente ciò che Larsen vuole.

Gianni Milani  

Ted Larsen: “Solo Show”

“Privateview Gallery”, via Goito 16, Torino

Fino al 31 gennaio

Orari: dal mart. al sab. ore 15-19; www.privateviewgallery.com – info@privateviewgallery.com

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Nelle immagini, dall’alto:

Ted Larsen e le sue opere “Lined Out Installation”,  “Awfully Good”, “Active Retirement”, “True Fiction”