Sant’Eusebio, di nuovo fruibile la cappella del martirio

La cappella che raffigura il martirio di Sant’Eusebio è la chiave di accesso che porta al percorso devozionale del Sacro Monte di Crea (che insiste sul territorio comunale di Serralunga di Crea in Provincia di Alessandria). Si trova a poche decine di metri dalla frazione Forneglio, lungo la strada che porta al Santurario mariano. Il 27 ottobre 2018 rimarrà sicuramente una data importante nella sua storia perché la sua visione è tornata praticabile per i fedeli, i turisti e gli amanti di storia dell’arte, perché in tale data sono stati ufficialmente presentati i lavori del restauro che l’ha resa fruibile, completamento di un percorso durato ben quarantun anni. Tutto era nato da un atto ignobile, quanto stupido, di vandalismo. Ignoti, nel lontano 1977, la sfregiarono e distrussero con bastonate le statue di quello che per gli abitanti della zona era il primo luogo di culto che portava al Sacro Monte. A dare l’allarme fu l’allora padre guardiano Antonio Brunetti (allora a Crea c’erano i francescani, adesso questa proprietà della Diocesi di Casale Monferrato ha visto affiancare alla presenza del rettore, monsignor Francesco Mancinelli, anche quella delle sue domenicane provenienti a Chieri) e iniziò così un percorso di recupero che si è protratto per anni, ben quattro decadi, in parte anche per cause esterne. Per la storia la cappella del Martirio di Sant’Eusebio, come tutto il Sacro Monte, nacque da un’idea di padre Costantino Massino, canonico lateranense, dopo una vista al Sacro Monte di Varallo che raffigurava la Nuova Gerusalemme.

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Il percorso devozionale di Crea, che oggi costa di 23 cappelle e 5 romitori, è invece dedicato a Maria e qui si intrecciano due devozioni, una alla Madonna e l’altra a Sant’Eusebio, primo vescovo di Vercelli, che, come vuole la tradizione, portò qui una statua della Madonna scolpita da San Luca. Ma questo è ciò che narra la leggenda. Certo è che ad Eusebio si fa risalire un primo luogo di culto a Crea. La “Cappella numero 1”, come viene definita nella classificazione dagli studiosi, o “Sant’Eusebio” come la chiamano invece gli abitanti del luogo che per decenni andavano a prendere l’acqua dalla fonte che sgorgava ai suoi piedi (e di cui parleremo poc’anzi, perché ha provocato qualche problema) ha un forte legame con la città di Vercelli, di cui Eusebio è Santo Patrono. Infatti, padre Massino, oltre a “batter cassa” ai Marchesi del Monferrato, lo fece anche alla vicina città e se ne trovano tracce in provvedimenti di quel consiglio comunale nel 1595 quando venne decisa l’erogazione di un contributo in tre tranche, nel 1599 quando se ne parlò in un’altra riunione consigliare perché erano state realizzate le statue e si cercava un pittore per le statue e le pareti, come era d’uso a quel tempo. E sullo sfondo della cappella appare in tutta la sua imponenza la chiesa di Sant’Andrea di Vercelli, a dimostrazine del fortissimo legame che esiste tra la città Eusebio e Crea. Il Sacro Monte e le cappelle ebbero un periodo di abbandono al tempo di Napoleone e delle successive Leggi Siccardi, sino a quando nel 1899 l’ufficio per il Piemonte e la Liguria, antesignano dell’odierne Sovrintendenza, guidato da Ettore D’Andrade effettuò un sopralluogo e dispose un consolidamento delle cappelle.

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Altri interventi si sono avuti nel 1902 alla parte pittorica e all’inizio degli anni Settanta, sino al momento dell’atto vandalico. I lavori di recupero sono iniziati nel 1980 e hanno avuto una fermata nel 1982 perché si era verificato uno sprofondamento del pavimento. All’inizio del percorso devozionale si trovava, infatti, una fontana esterna alimentata da due cisterne sotterranee di acqua sorgiva, filtrata dal pendio. L’acqua, del resto, è un elemento presente in tutti i Sacri Monti, simbolo della Grazia. Ma l’acqua qui è stata causa di infiltrazioni che hanno provocato una notevole problematica nei lavori di restauro. Si rese, pertanto, necessario un intervento che salvaguardasse le statue e la staticità del luogo. Poi vennero gli anni Novanta, critici per il costante dissesto idrogeologico del Sacro Monte e negli anni Duemila è ripresa la fase degli interventi dei recupero, con una nuova sosta forzata nel 2009, quando una frana interessò la strada di accesso al Santuario ed i fondi accantonati per l’intervento alla cappella vennero utilizzati per questo scopo improvviso e non richiesto. Dal 2012 al 2015 si ripresero i lavori per il restauro della parte scultorea e pittorica, con il laboratorio Nicola di Aramengo, che è stato una costante in tutto questo periodo, per la sua altissima professionalità. E grazie alle testimonianze iconografiche si è potuta anche ricostruire, uguale e riproduzione fedelissima dell’originale, la testa di un personaggio al centro della scena della lapidazione che, purtroppo, nel 1977, era andata completamente perduta. L’ultima parte è stata quella degli esterni e del tetto, realizzato grazie al contributo del ministero dei Beni culturali e ad un intervento della Fondazione Crt, nell’ambito del suo “Progetto Restauri – cantieri diffusi”. Il 27 ottobre, pertanto, l’annuncio è stato dato, con un’apposita cerimonia nella sede del Parco di Crea, con l’intervento di Renata Lodari, presidente dell’Ente di gestione dei Sacri monti, monsignor Francesco Mancinelli, vice presidente e Rettore del Santuario, Elena De Filippis, direttore dell’Ente, Monica Fantone, architetto della Sovrintendenza, Massimo Bianchi della Fondazione Crt e del vescovo di Casale Monferrato, monsignor Gianni Sacchi che, dopo aver auspicato che Crea “non sia un Museo, ma un punto che faccia luce a tutti coloro che cercano la luce”, e quindi un luogo di fede, ha poi presenziato, benedicendola, all’inaugurazione vera e propria.

Massimo Iaretti

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