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LA RUBRICA DELLA DOMENICA

Linea di Confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di ilTorinese pubblicato domenica 5 novembre 2017

di Pier Franco Quaglieni

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Piemonte in fiamme – Maria Magnani Noya – Un bel libro ambientato a Torino – I due bulli torinesi


 

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Piemonte in fiamme

Piemonte in fiamme, Torino soffocata dal fumo. Il disastro in Val di Susa si può considerare un disastro annunciato che ha devastato la valle per sette giorni. Il sistema di protezione civile regionale si è rivelato inadeguato e chi ne ha la responsabilità, in un sistema normale, dovrebbe già aver rassegnato le dimissioni. I piromani hanno avuto la vita facilitata dalla sottovalutazione del possibile disastro ambientale determinato dal fuoco. La stessa notizia degli incendi è stata oscurata dallo smog torinese agitato dalla Sindaca Appendino, sindaco anche della Città Metropolitana che improvvidamente ha sostituito le Province . Ci sono stati anche ritardi negli interventi dei Canadair. L’andare in giro del Presidente della Giunta regionale non ha rappresentato nulla di utile, se non per la propaganda e per occultare le responsabilità della sua amministrazione. Anche la sospensione per il solo mese di novembre della caccia rivela insensibilità. Dopo questo disastro, aggravato da una siccità eccezionale, gli animali hanno diritto di non essere cacciati. E’ un fatto di civiltà e di sensibilità almeno per l’intera stagione. Vorrei proporre un’idea semplice semplice che forse non servirebbe a molto ,ma che darebbe un segnale. Non acquistare gli abeti per il Natale,servendosi di quelli artificiali, e contribuire all’acquisto di un abetino da piantare al posto di quelli perduti. Sarebbe un modo per dare una lezione ad una classe politica che anche in questa occasione ha brillato per superficialità e incapacità di agire in modo tempestivo. La stessa abolizione della Polizia forestale non ha dato buoni risultati anche se l’essere confluita nei Carabinieri da’ fiducia per il futuro.

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Maria Magnani Noya

La signora Appendino non è la prima Sindaca di Torino, la prima donna Sindaco fu Maria Magnani Noya (dal 1987 al 1990), deputata socialista di tre legislature, sottosegretario di Stato all’Industria, alla Sanità e alla Pubblica istruzione. Fu anche deputato al Parlamento Europeo di cui fu vicepresidente. Era un noto avvocato penalista: la sua professione le consentì sempre di mantenere un’autonomia rispetto al partito e ai suoi apparati. I miei rapporti con lei furono per molti anni di sincera amicizia e ,quando venne eletta Sindaco, mi sollecitò un colloquio che fu molto cordiale, dicendomi che voleva sentire i miei consigli. Accadde anche con Carpanini con cui ci si vedeva a colazione ogni tre mesi con lo stesso scopo. Ci eravamo conosciuti nel vivo delle battaglie laiche per il divorzio e mantenemmo sempre un rapporto nel corso degli anni successivi. Era donna capace che sapeva andar a parlare di divorzio (considerato un problema quasi esclusivamente borghese )davanti ai cancelli della Fiat. Spesso facevamo dei discorsi in coppia, io come laico liberale,lei come laica socialista, a sostegno della Legge Fortuna – Baslini, il primo socialista, il secondo liberale. Lei stessa era una socialista liberale convinta. Nella Sala Rossa del Consiglio Comunale partecipai ai festeggiamenti in suo onore per i suoi 80 anni, dopo anni di oblio. Ci fu anche un periodo in cui i nostri rapporti divennero tesi e persino spiacevoli per aver io espresso un giudizio favorevole verso il suo Pro Sindaco Giovanni Porcellana, mio amico e suo oppositore all’interno della Giunta. Io ero molto amico del mio compagno Giorgio Salvetti che fu presidente della Provincia di Torino, che ne fu molto dispiaciuto. Ci fu un momento in cui Maria venne presa dalla solitudine e dalla paura, lei donna- coraggio per eccellenza. Fu una dolorosa parentesi da cui seppe riprendersi con la forza che la contraddistingueva. Ci rivedemmo nell’88 per l’incontro in Consiglio Regionale voluto da Viglione ed onorato da un discorso di Montanelli, quando ella era Sindaco e ci fu un’amichevole riconciliazione. Poi negli anni terribili della caccia al socialista, dopo la fine della legislatura europea, tornò alla professione forense. Ci incontrammo nuovamente nei primi anni Duemila quando a Torino ricordai Bettino Craxi, io non socialista, insieme a Stefania Craxi e a Giorgio Cavallo. Una scelta difficile e controcorrente che vide la partecipazione di tanti torinesi. Peccato che non chiesi a lei di concludere l’incontro. Avrebbe portato una testimonianza importante. Ecco, di fronte alla fragilità dell’attuale Sindaca, viene spontaneo non un ingeneroso parallelo, ma la nostalgia per la prima donna Sindaco di Torino che aveva portato nelle istituzioni della Città l’esperienza di parlamentare e di donna di governo insieme all’autorevolezza di donna in prima linea nella battaglia di difesa delle donne e della loro emancipazione. Una sera nel 1982 ,dopo un incontro al Centro “Pannunzio”, in cui intervenne come Sottosegretario alla P.I. mi chiese di accompagnarla a casa a piedi. Fu quella l’occasione più importante che ebbi di parlare a lungo con lei e di conoscerla umanamente, camminando sotto i portici di Torino. Non sempre il Partito socialista espresse ottime amministratrici e politiche come Frida Malan, Carla Spagnuolo, Franca Prest che adesso fa la giornalista a Roma. Putroppo ebbe anche donne assessore sul tipo di quella dei “Gianduiotti” di piazza Solferino, sulla quale è meglio stendere un velo di oblio. Lasciò tra i primi il partito socialista per fare scelte di  altro segno.

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Un bel libro ambientato a Torino 

In una Torino immobile e notturna, la nebbia incalza e si fa complice dell’omicidio di una giornalista. Sulle fredde rive del Po, un cadavere e un cane: l’unico testimone oculare è Ludwig, lo Schnautzer della vittima. Un’antiquaria, un cantante di strada, un principe, una libraia e molti altri intrecciano le loro storie fra ombre e segreti. Le indagini della polizia li porteranno alla luce, uno a uno, ma ci vorrà un vero segugio per seguire la pista giusta. Solo chi saprà guardare dritto negli occhi di un cane scoprirà infine il volto dell’assassino.  Questa e la trama di “ Chiedimi aiuto”(edizioni Nero su bianco) di Umberta Boetti Villanis Mussi che verrà presentato il 18 novembre alle 21 al Circolo dei lettori. L’autrice è persona eccezionale, tra l’altro ex allieva del liceo “d’Azeglio”, e il libro sarà certamente un successo. Parte del ricavato delle vendita del libro sarà devoluto al “Canile rifugio di Fido” di Pollenzo. Non scrivo di più per non svelare null’altro di un libro che merita di essere letto e apprezzato. 
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I due bulli torinesi
I due bulli torinesi condannati ad otto anni di carcere per aver perseguitato un coetaneo fanno notizia. Si parla di una sentenza esemplare che dovrebbe far riflettere i giovani. Io diffido sempre delle sentenze esemplari perché possono suscitare il dubbio che il rigore della legge sia stato eccessivo, ma nel caso specifico mi sembra che la sentenza sia giusta e doverosa. Ho anche letto di studenti che lanciano i cestini della carta straccia sulla loro docente che resta impassibile . Finalmente i carabinieri applicheranno – malgrado l’arrendismo vergognoso della preside – l’articolo che tutela la docente come pubblico ufficiale che svolge un pubblico servizio che non è lecito interrompere. Per troppi anni le leggi sono state disattese ed e’ stato considerato fascista chi le applicava e le faceva appilicare, come il preside del “Cavour” Luigi Vigliani, o il preside della Facoltà Lettere Giorgio Gullini che 50 anni fa si opposero come poterono, alla contestazione che pretendeva di violare la legge. I troppi bulli di oggi sono figli e nipoti dell’eterno ‘68 e del permissivismo di troppi genitori che hanno protetto in modo sconsiderato i propri figli,senza educarli all’autodisciplina richiesta dal dover vivere in una società civile. Quante sciocchezze sono riconducibili alle astruse teorie di Benjamin Spock, teorico della pedagogia permissiva che ha generato ,sulla lunga, distanza i mostri del bullismo. Alberto Ronchey, parlando di Spock che riconobbe egli stesso l’errore insito nelle sue teorie, scrisse che il ministero della P.I. avrebbe dovuto reintrodurre la frase desueta “In piedi, quando entra l’insegnante “.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Pasolini uomo e scrittore
Caro Professore,
dirò una cosa impopolare. Posso ammirare Pasolini come artista e scrittore, ma non come uomo. Frequentava minorenni di strada, ragazzi in evidente stato di soggezione psicologica, economica e culturale. Non dimentichiamolo, soprattutto ora che stiamo “processando” per molestie sessuali molti personaggi famosi. Il talento non giustifica tutto. Cosa ne pensa ?
Antonella B.
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Ho messo il suo cognome con la sola iniziale per evitarle eventuali polemiche …moleste. Io ho sempre pensato di Pasolini le cose che Lei scrive, ma forse non ho mai avuto il coraggio di scriverle con la sincerità e l’acume che lei dimostra.Ebbi una litigata con Davide Lajolo che definiva martirio la morte  violenta di Pasolini. Lajolo era uno che si appassionava e fu molto duro con me che timidamente nel 1975 sollevavo qualche dubbio in proposito. Il 1975 fu l’anno della vittoria del Pci che conquistò le più importanti  amministrazioni  comunali, provinciali e regionali, dal Nord al Sud. Il conformismo era giunto, nel novembre di quell’anno, a livelli intollerabili. Leggere “Il Giornale” di Montanelli era l’unica via per sopravvivere nella città governata da Novelli.
 
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I piatti del Buon ricordo 

Caro Quaglieni, Lei che è anche un Accademico della Cucina Italiana, cosa pensa dei ristoranti del Buon ricordo e del fatto che la provincia di Torino sia oggi del tutto assente ?

Pier Luigi Gravello

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Io ho raccolto per molti anni i piatti del Buon ricordo in tutta Italia e anche all’estero. Alcuni sono molto belli e ornano la mia cucina da tempo. Sono appunto un ricordo di pranzi e cene memorabili. Non tutti i ristoranti del Buon ricordo sono allo stesso livello e non tutti meritano un’attenzione particolare, al di là del piatto. Certo tra la quindicina e oltre di locali lombardi e tre della Liguria, il Piemonte brilla per i due locali, dello stesso proprietario, di Belgirate, gli ottimi Hotel Milano e Villa Carlotta. Ci fu un tempo in cui a Torino c’era la “Vecchia Lanterna” di Armando Zanetti, mitico ritrovo dei gourmet e delle persone raffinate. A San Gillio c’era la “Rosa d’Oro”, il locale precedente di Zanetti. Poi vennero gli chef stellati, le guide e tante altre diavolerie e i ristoranti del Buon ricordo vennero dimenticati. Ne cito uno dove ancora oggi vado non certo per il piatto ,ma per la buona cucina “Il Pernambucco” di Albenga. Oggi ha un arredamento minimalista che non mi entusiasma, lo preferivo nella sua versione storica ,ma la cucina è rimasta sempre di altissimo livello.

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Halloween 

Ho letto il suo articolo (http://www.iltorinese.it/la-ricorrenza-dei-defunti-resiste-ancora-riflessioni-tra-culto-e-ricordi-sentimento-e-tradizione/ ) sul culto dei morti. Credo anch’io che Halloween sia una festa incompatibile con la nostra civiltà ,mentre ho apprezzato il culto foscoliano dei morti che lei ha richiamato.                        

Alessandra Zanella

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Io non apprezzo la festa di Halloween che ritengo estranea alla nostra cultura, ma non la ritengo incompatibile con la nostra civiltà. E’ vero, la nostra e’ una civiltà cristiana, ma è anche una civiltà laica e liberale ,quindi aperta alle scelte libere. Trovo di cattivo gusto Halloween ,anche decisamente lugubre e grottesco, direi persino barbaro, ma non rimpiango i tempi in cui la radio e la tv il 2 novembre trasmettevano sol musiche sacre. Posso rimpiangere la vita semplice delle famiglie in cui, recitando il rosario per i morti, si mangiavano le castagne bollite. Oggi Halloween dimostra un consumismo esasperato e stupido. Ma anche qui ci vuole misura. Meglio il consumismo rispetto al pauperismo ,meglio la società dei consumi rispetto alle società della miseria collettivista dell’URSS.