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Fino al 29 ottobre nelle sale della Galleria “Arte per voi” a Avigliana

Una collettiva tutta al femminile per dare un’anima ad un’immagine chiamata angelo

di ilTorinese pubblicato lunedì 16 ottobre 2017

“L’altra metà degli angeli” hanno intitolato Giuliana Cusino e Luigi Castagna l’ultima mostra (fino a domenica 29 ottobre) ambientata tra le pareti della loro galleria, “Arte per voi”, spazio intimamente concepito, fatto per ammirare, tra un bicchiere ed una fetta di torta che immediatamente va replicata, con sbocco sulla piazza dell’alta Avigliana, in cime ad un reticolo di strade acciottolate, all’ombra di ricordi, immerse nella storia e negli angoli più suggestivi, al riparo della Sacra. L’hanno ideata in una atmosfera di amicizia, gettando l’invito ad una ragguardevole compagine di artiste che, con le loro tecniche miste, gli acquerelli, gli oli o le ceramiche, hanno squadernato sguardi diversi su esseri imprecisi, idealizzati, fantasiosi, sacri, lontani e presenti, immaginati e in qualche modo realissimi nella ritualità di ciascuna. Un invito certo ma anche una scommessa, lasciando che ognuna delle artiste usasse dei mezzi propri, dei propri materiali, delle visioni che da sempre insegue, delle luci e delle ombre, degli approcci e delle concretezze, celestiando e umanizzando. È una sequenza di ali quella che si ammira, inevitabilmente ma non soltanto, poiché ogni mano, e certamente ogni cuore, in modo artisticamente distante, è andato al centro dell’argomento, ha dato spazio ad un allaccio con una suggestione come ad un mito, ha interpretato come ha giocato, ha messo con precisione il proprio marchio sopra un nome.

Silvana Alasia si riallaccia ad una religiosità pregiottesca fatta di colori vivaci e di forme che si insinuano lievemente mentre accarezzano gli strumenti musicali che ogni angelo regge, tra flauti liuti e tamburelli, mentre le creature di Ines Daniela Bertolino sono allo stesso tempo accennate, incorporee o si stagliano, con la bravura che sempre riconosciamo all’artista, sugli sfondi azzurri dei cieli torinesi. Di sprazzi bluastri vivono gli angeli di Nadia Brunori, votate all’ironia sono le ceramiche di Enrica Campi, entrando nel pieno del favolistico con i giochi di cartapesta, in compagnia delle fanciulle di Giuliana Cusino, anime della sua ceramica raku, ritagliate dentro angoli lontani, coloratissime regine di mondi sommersi. Una sola opera per Raffaella Brusaglino, tutta da guardare, con attenzione, “nascite” frammentate, scorci di personaggi, un viso perso sulla iuta, la biacca che si perde e immediatamente riprende forma, biancastra, concreta, tangibile.

Altrettanto convince l’”Angelo caduto” di Renata Ferrari, le ali bianche sul lato basso del quadro, dinanzi ad una luce ormai lontana, due ferite rossastre sul dorso, nella sempre suggestiva perfezione delle forme che ad ogni mostra segna la bravura di quest’artista. Se Sonia Girotto attualizza e crea interesse con feltro e perle in grès per l’appendice piumata, la celeste “tenerezza” incorniciata da Gabriella Grasso guarda a leggi assai ben più classiche, mentre Lia Laterza gioca con le trasparenze del suo angelo e con le luci e le ombre che scendono sulla pietra circolare messa a chiudere la tomba di Cristo, come dentro un’architettura bellissima storicizza il suo san Michele nel chiuso della Sacra. Dentro un acquerello suddivide Elena Monaco l’uomo e l’ala grandiosa, in una eccezionale perfezione di tratti, in una anatomia che ingigantisce il particolare, come i pastelli a olio usati per “Il gioco dell’angelo custode” o la grafite di “Spiccare il volo” rendono appieno l’eccezionalità dell’artista. I vetri, i colori e gli smalti di Marina Monzeglio (colpisce soprattutto l’armonia di “Light”) sembrano ritagliarle un posto a parte e gli acquerelli di Anna Maria Palumbo svelano una dolcissima leggerezza.

 

Elio Rabbione

 

 

Nelle immagini:

 

Raffaella Brusaglino, “Nascite”, tecnica mista su iuta

Marina Monzeglio, “Light”, vetro legatura a stagno e smalti

Renata Ferrari, “Angelo caduto”, acrilico su tela

Giuliana Cusino, “…dell’acqua…”, ceramica raku su tavola