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LA RUBRICA DELLA DOMENICA

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di ilTorinese pubblicato domenica 13 agosto 2017

di Pier Franco Quaglieni

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Liceo breve, laurea breve, ignoranza lunga – Estate e la gioia di vivere – Vita e tradizione torinese – Una ricetta per il Ferragosto: spaghetti alla gricia

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Liceo breve, laurea breve, ignoranza lunga  

In  pieno periodo di vacanza scolastica il ministro dell’istruzione Fedeli che dovrebbe traghettare la “buona scuola ” di Renzi verso  lidi meno agitati, lancia a livello sperimentale la scuola media superiore breve, di appena quattro anni,tornando allo schema  degli istituti magistrali e dei licei artistici modulati sui quattro anni di corso. Questo schema si rivelò del tutto insufficiente perché non preparava in modo adeguato,riducendo i programmi scolastici a cenni  e impedendo un qualunque approfondimento. Per definire una cultura superficiale,si parlava  infatti di maestrine elementari alle quali era consentito il percorso universitario solo al Magistero,una università di serie b. Anche gli allievi dell’artistico potevano proseguire solo all’Accademia di Belle Arti che si insiste ad equiparare  immotivatamente ad Università . Altrimenti maestri ed artisti, per proseguire ,dovevano frequentare un anno in più definito  propedeutico alla frequenza universitaria . Ora sembra che di voglia tornare al vecchio,mentre la scuola del facilismo si è rivelata del tutto fallimentare. Si tratta di un esperimento che è facile prevedere fallimentare. La scuola necessita di interventi seri e non improvvisati. Il liceo breve farà coppia con l’università breve di tre anni dove  si consente ad infermieri,massaggiatrici,igienisti dentali di farsi chiamare dottore . Un’aberrazione voluta dal ministro Luigi Berlinguer  che ha provocato il degrado dell’Università ridotta a liceo . Dal 2018/19 avremo anche il liceo ridotto a scuola media . Non c’era in effetti bisogno  del ministro Fedeli per raggiungere questo obiettivo perché la scuola superiore si era già  ridimensionata e abbassata di livello dal ’68 in poi con la desertificazione degli studi  e il diritto al titolo di studio confuso con quello allo studio che è tutt’altra cosa.Berlinguer propose  di centrare almeno  l’obiettivo dei”saperi minimi “, una vera e propria follia perché a minimizzare i saperi ci pensa autonomamente il fluire del tempo e il logorio della memoria. Da molti anni sforniamo giovani ignoranti che non sanno parlare e scrivere in modo adeguato e sono profondamente incolti. Con l’idea balzana  del ministro Fedeli finiremo nell’abisso. E avremo magari il primato di dottorini  ventenni . Forse nessuno ricorda più Ivan Illich che animo’ il dibattito sulle descolarizzazione degli Anni ’70 del secolo scorso.Le sue tesi vedevano nella scuola un male,voleva una società descolarizzata,un vera utopia  velleitaria che,se realizzata,avrebbe ricacciato indietro il vivere civile. Il ”68 provoco ‘  effetti distruttivi che crearono la crisi delle istituzioni scolastiche e ne provocarono l’inefficacia. Che la Fedeli abbia letto, in qualche ritaglio di tempo libero dall’attività sindacale e politica ,la voce relativa ad Illich  su Wikipedia?

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Estate e la gioia di vivere   
C’ è chi fa sesso vicino al ponte di Rialto a Venezia, chi si butta nudo nella fontana di Trevi ,il 31 luglio si è festeggiata la giornata internazionale dell’orgasmo che ha oscurato l’obsoleta  e sessista festa degli uomini del 2 agosto. L’estate è un inno al sesso e il nudo abbronzato e riscaldato dal sole ne fa parte. Sulla spiaggia non si legge più. Pochi i libri,pochissimi i giornali,al massimo i tablet e tanti ,tanti messaggini.C’è gente che sta incollata ai cellulari per ore anche in spiaggia. Una signora che usa il cellulare solo per telefonare, poco distante, fuma in continuazione perché-dice- in spiaggia si annoia. Sua figlia si arrotola le sigarette con le cartine ,come facevano i contadini  70 anni fa.
Ambedue non usano il portacenere che da quest’anno finalmente appare vicino all’ombrellone.   Il topless ormai si incontra poco,i naturisti non rischiano sanzioni e si rifugiano nelle loro oasi protette.Spesso non è un bel vedere e fanno bene ad evitare si esibirsi in pubblico, come succedeva in una spiaggia di Varigotti.  Sul “Mondo” che era un giornale liberale ,ma non era” libertino”,nel 1966,all’annuncio del topless negli Stati Uniti(la Francia venne dopo) il filosofo Guido Calogero ne scrisse,facendo una vera e propria lezione sulla nudità e sul pudore,dando il via libera al topless e al nudo. “Paese sera”giornale scandalistico di sinistra, ne fece una battaglia di liberazione sessuale della donna ante litteram. Alfredo Todisco ,sempre sul “Mondo”, mise in luce la futilità della discussione sul topless. E’ certo che oggi il pudore  inteso in un certo modo non esista più.Nessuno si rivolgerebbe ad una signora scollacciata, come fece il futuro presidente Scalfaro negli anni ’50 , definendola spudorata. Anzi, parte della seduzione viene spesso proprio dall’essere considerata spudorata,come rivela ,ad esempio, internet. Ci sono signore -bene che ,appena è loro consentito,perdono il controllo “pro forma” che tengono in città.A volte,in verità, non ce l’anno neppure in città. Un centimetro o un decimetro in più o in meno di pelle scoperta non fa ormai più  la differenza. Il linguaggio femminile è cambiato e la parità dei sessi ha sdoganato un linguaggio unisex all’insegna di una certa volgarità che non si coglie però neppure più. In una società involgarita anche le donne si incazzano senza problemi e lo dicono ad alta voce.In effetti anche i bambini si incazzano. Tutti si incazzano e almeno in parte hanno ragione da vendere. Tutto sommato, è un bene che l’epoca dell’ipocrisia di certo perbenismo sia finita . Con essa è finita da tempo anche la buona educazione. Vizi privati e pubbliche virtù appartengono al passato,forse anche perché i vizi sono rimasti,ma le virtù, pubbliche o private che siano,sono diventate rare e in vacanza  si pensa solo ai piaceri della vita e alla gioia di vivere.Al resto penseremo ,quando torneremo in città,se e quando riterremo.

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Vita e tradizione torinese 
La lettura del libro di Gabriella Mosso ” I miei ,i tuoi,i nostri ” edito da Araba Fenice ,rappresenta la storia individuale di una donna e di una famiglia torinese.Una storia qualunque,ma nel contempo irripetibile come e’ sempre la vita di ognuno di noi. L’ambiente in cui sono vissuto e vivo io,e’  molto diverso da quello dell’autrice  e mi fa riandare indietro di decenni a realtà  che credevo scomparse. Parlare il piemontese pensavo fosse un uso  ormai relegato al passato. Le grandi migrazioni dal Sud degli anni’ 60 pensavo avessero obbligato all’uso dell’italiano,non foss’altro per necessità comunicativa. Personalmente ho sempre pensato all’importanza dell’italiano ed a casa mia mi hanno invitato sempre a studiare le lingue ,insieme all’italiano , evitando” contaminazioni” dialettali  che mio padre detestava per i  suoi figli  , pur parlando il piemontese con persone non di famiglia .Invece la famiglia Mosso parla  normalmente il dialetto,ricalcando i detti piemontesi canonici ricostruiti con rigore e amore filologico dall’autrice. Sono frasi  e modi di dire che sentivo dai contadini dei miei nonni  e che  mi sono tornati in mente all’improvviso. Espressione di una semplicità di vita arcaica e sana che oggi non c’è più. La storia narrata rivela gioie e dolori,amori e delusioni,come forse accade in ogni famiglia.Una saga famigliare che non ha nulla di eclatante,nessun personaggio importante. E forse, proprio questa quotidianità strapaesana ,pur vissuta a Torino e nella sua cintura ,rende il libro unico nel suo genere. Ho subito pensato,leggendo il titolo ,a “I me'” di Davide Lajolo. Il libro della Mosso e’ diverso,ma ricalca l’elogio della vita semplice,faticosa,sobria,parsimoniosa,serena  della famiglia astigiana di Lajolo.Una storia che profuma di vecchio Piemonte come le linde pagine di Gabriella Mosso ,una donna che ha affrontato la vita molto seriamente,ma anche con una certa  gioia.Nel lavoro,nella famiglia,con gli altri con cui e’ venuta a contatto,praticando un’umanita’  e una semplicità oggi sempre più rara .

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Una ricetta per il Ferragosto: spaghetti alla gricia

Claudio Gargioli è il patron inimitabile dello storico “Armando al Pantheon” di Roma, luogo irrinunciabile di ritrovo per i cultori della cucina romana ,ormai apprezzato a livello internazionale a tal punto che diventa difficile ,senza prenotazione preventiva, riuscire a pranzarvi.Claudio è figlio di Armando che fondò nel 1961 la trattoria. Laureato in scienze politiche,è persona colta.Inevitabile che da “Armando” si ritrovino personaggi legati alla cultura. E’ anche scrittore che ha vinto importanti premi letterari.Il suo secondo libro ,tradotto in inglese, ha per titolo “La mia cucina romana” Atmosphere libri 2017. Sta diventando un vero e proprio successo letterario,presentato in molte librerie italiane Feltrinelli. Il   suo primo libro è stato “ Menu letterario tipico romano,stesso editore,uscito 2014. Anche il primo ha registrato un vasto indice di gradimento. Nei suoi libri Gargioli alterna ricette ,aneddoti e raccanti di incontri con personaggi famosi di cui negli anni è diventato amico. Ricette della cucina ,commentate amabilmente,come sapeva fare Mario Soldati. Eccone una che potrebbe essere realizzata per il Ferragosto. E’ meglio assaggiarla da lui,ma chissà che,seguendo le sue indicazioni,non venga fuori un piatto piacevole ? Proviamo. Buon Ferragosto! Ecco cosa scrive Claudio nel suo libro :

 

Spaghetti alla gricia

 

Scusate, ma prima di parlarvi della gricia, devo alzarmi in piedi e mettermi sull’attenti per renderle omaggio. Ragazzi, questa è una delle ricette più minimaliste, più geniali e gustose della cucina non solo romana ma mondiale. Esagero? Bene, venite a mangiarla all’”Armando al Pantheon” e poi mi direte. Allora, come recita lo slogan del mio caro amico Giuseppe Palmieri, sommelier della “Francescana” di Massimo Bottura: << Basso profilo, alte prestazioni!>> è la definizione esatta della gricia. Semplicità e virtù. Ma, attenti, gli ingredienti devono essere il non plus ultra di quello che si trova al mercato, quindi olio extravergine eccellente, guanciale (tante volte ho segnalato quello di Bassiano o Montefiascone o Norcia), pecorino romano d.o.c. (Lopez può essere un nome), pepe nero cambogiano (di Kampot), spaghettoni (io uso la pasta Martelli, ma anche altre paste come la del Campo, la Cavaliere e la Verrigni sono ottime).

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Ingredienti (per 6 persone)

600 gr. di spaghetti n. 7; 200 gr. di guanciale; 80 gr. di pecorino romano; 2 cucchiai di olio extravergine di oliva; mazzo bicchiere di vino bianco; sale e pere q.b.

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Fate soffriggere l’olio in una padella capiente e aggiungeteci il guanciale tagliato a listarelle o a dadini. Quando è croccante sfumatelo con un goccio di vino bianco e toglietelo dal fuoco. A parte mettete a cuocere la pasta al dente.Scolatela e versatela nella padella facendola amalgamare con una parte del pecorino romano. State attentissimi perché non appena apparirà cremosa, ci vuole un nonnulla perché diventi troppo oleosa. Cosa fare in questo caso? Aggiungete un goccio d’acqua di cottura e tutto torna a posto. Sporzionate nei piatti e sploverate sopra il pecorino restante e un bel pizzico di pepe nero macinato. I vostri invitati vi chiederanno più volte il bis!

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LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com

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E’ LA STAMPA, BELLEZZA

“La stampa “in Liguria e’ stata guidata  da un giornalista eccezionale come Sandro Chiaramonti ,oggi la fusione con il”Secolo XIX “ha eroso lettori e  ne diminuito il prestigio. Due giornali concorrenti si sono di fatto fusi con articoli identici. E la “Stampa” ha perso terreno rispetto allo scandalismo del vecchio concorrente  diventato alleato.Mette  in prima pagina la  balla  della fionda di Albenga, ma ignora che la ferrovia in Liguria non funziona e l’autostrada dei fiori e ‘ insufficiente e provoca code.Si perde dietro a storie insignificanti e non segue la cronaca . 

Gino Cegliutti 

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E’ un processo di concentrazione giornalistica inarrestabile iniziata col gruppo Monti e adesso con il gruppo De Benedetti – Agnelli. Uno dei pochi giornali non ancora troppo intruppati e’ il “Corriere della sera” che si appresta a sbarcare in Piemonte e in Liguria.Dara’ un segnale di pluralismo,portando i lettori a comprare  di nuovo i giornali ? Dipenderà molto da come verrà fatto il giornale .E’ certo che il giornale di carta e’ in crisi. Se poi i giornali non sono fatti bene,il risultato, non solo commerciale,  è prevedibile.I giornali on line sono il futuro.Lo pensava già il grande Giovanni Giovannini ,giornalista di talento e presidente della Federazione degli editori.Aveva viaggiato e vedeva cosa stava succedendo in Giappone e in America.

pfq

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ODISSEA METROPOLITANA

Caro Quaglieni, 
 I cinque stelle mettono in dubbio persino l’utilità della linea 2 della Metro . Dove andremo a finire con questi amministratori?                                  Gabriella Berrino 
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La Metro e’ stata ostica a tanti , non solo ai Cinque Stelle. Novelli e i comunisti andati al potere nel 1975 ,bloccarono la Metro che stava per decollare sotto la guida di un grande tecnico come il prof. Vittorino Zignoli ,progettista del traforo del Monte Bianco.Condannarono la città a ritardi paurosi. La linea 1 non ha posto rimedio ai ritardi nelle grandi opere.Una sola linea serve a poco. La Metro e’ utile se e’ fatta di molte linee che si intersecano e formano una griglia come  a Parigi,Londra ,Vienna ecc. Forse solo Milano, in Italia, ha una Metro relativamente efficiente.A Roma e’ un disastro. Torino e ‘ stata condannata da Novelli ad essere in ritardo su tutti,direi ultima.  Ha avuto una linea di Metro nel 2000 ,altre Metro ebbero inizio nell’800. In questo contesto c’è spazio anche per chi mette in dubbio l’utilità della metropolitana,preferendo le piste ciclabili. La non cultura del nulla che prevale. Una vera tristezza.

pfq