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Un grazie di cuore (granata) a mister Ventura

di ilTorinese pubblicato domenica 15 maggio 2016

toro caroselloGrazie Mister!

Era l’11 giugno 2006 quando il Delle Alpi festeggiava un’inaspettata promozione in serie A conquistata grazie a una partita di ritorno stupenda contro il Mantova. Un miracolo sportivo. Il neonato Torino F.C. di Urbano Cairo aveva impiegato solo un anno per riconquistare la massima serie e i tifosi sognavano la rinascita di un grande Toro dopo la fallimentare esperienza del duo Ciminelli-Romero. L’anno successivo la squadra riesce a salvarsi tra mille difficoltà e conquistata la permanenza nel massimo campionato i tifosi sentono che il ritorno nel calcio che conta è a un passo. Tutte le aspettative andarono però in fumo. La società granata sognava di diventare grande, ma diventava sempre più piccola, giocatori venivano acquistati, ma arrivavano grandi nomi poco motivati e fuori forma. Alla fine dopo due anni complicati il club di Cairo tornò in serie B, ma questa volta vi resterà per ben tre anni. Un periodo veramente difficile. Gli allenatori venivano cambiati con una frequenza allarmante e ognuno di loro arrivava esclamando a gran voce che aveva accettato perchè convinto dal progetto. Un progetto inesistente che sarebbe finito poche settimane dopo con il loro esonero. Alla fine della stagione 2010-11 viene toccato il fondo con la mancata conquista dei playoff.  Lerda viene esonerato e al suotoro ventura posto in estate viene scelto Giampiero Ventura. La piazza è ormai depressa e il tecnico genovese sembra uno dei tanti che dovranno salutare dopo poco tempo. Tuttavia il Mister si presenta subito in un modo diverso rispetto a coloro che lo avevano preceduto. Non arriva convinto dal progetto, ma è lui che ne porta uno: ricostruire lo spirito Toro. Il suo approccio è differente anche con i tifosi, infatti al momento del primo allenamento in Sisport non si fa problemi ad andare faccia a faccia con i tifosi e spiegare loro le sue intenzioni. I supporter tuttavia negli ultimi anni ne hanno sentite tante e vogliono essere convinti dal campo. Detto fatto. I Granata portano avanti una stagione incredibile e arrivano secondi conquistando la promozione diretta in A. La stagione successiva mantengono tranquillamente la serie, ma la piazza, compreso il sottoscritto, storce un po’ il naso per la brutta gestione e il seguente addio di Capitan Rolando Bianchi.

Tuttavia il tecnico genovese ci mette poco a convincere i tifosi che fosse meglio così. L’anno seguente infatti il Toro assiste all’esplosione di Cerci e Immobile e la squadra conclude la stagione al settimo posto che, viste le vicende societarie del Parma, significa Europa League. Incredibile. In tre stagioni il Mister ha portato i Granata dall’Inferno al Paradiso convincendo un Presidente, che aveva sbagliato molto prima del suo arrivo, a seguire i suoi consigli e trasformando la società in un punto di attrazione per tantissimi giovani calciatori italiani viste le storie di Cerci, Immobile, Darmian, Glik, Maksimovic, ecc… La stagione seguente sia Cerci che Immobile partono, ma Ventura resta e vuole toro bandierastupire ancora. La stagione inizia male, ma una volta ingranata la marcia il Toro diventa inarrestabile:  conquista gli ottavi di finale dell’Europa League grazie a una storica vittoria al San Mamès contro l’Athletic Bilbao, sfiora i quarti giocandosela da grande squadra contro lo Zenit, vince il derby dopo 20 anni e sfiora per il secondo anno consecutivo l’Europa League.

La stagione attuale non è stata delle migliori, ma, se è vero che il calcio è ingrato, molti tifosi lo sono ancora di più. Grazie a lei ora c’è un vero progetto e, a differenza di 5 anni fa, si è tornati a tifare Toro per quello che si vede e non più per quello che si spera di vedere in un futuro lontano. Quindi, qualunque sia la sua decisione dopo la partita con l’Empoli, penso che sia doveroso per tutti i tifosi dirle Grazie per tutto ciò che ha fatto sperando che non sia un addio, ma solo un arrivederci prima di vederla lavorare per gli stessi colori anche la prossima stagione.

Filippo Burdese

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