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Tra le valli Mosso e Sessera

14 dicembre 1944, fischia il vento di “Radio Libertà”

di ilTorinese pubblicato domenica 6 dicembre 2015

Le prime trasmissioni avvennero dalla frazione Trabbia e proseguirono per diverse sere, entrando nelle case dei biellesi. Ma facendosi sentire anche a Milano, Torino, Aosta e Firenze. Poi, nel gennaio del 1945,  a causa dell’accresciuta minaccia nemica,  la radio fu trasferita a Sala Biellese

 

RADIO LIBERTAEra il 14 dicembre del 1944 e faceva un freddo boia a Callabiana, nel biellese, tra le valli Mosso e Sessera. Mancavano meno di due settimane a Natale ed era il secondo, duro inverno per i partigiani che avevano scelto di battersi contro tedeschi e fascisti. Ad un certo punto della giornata, verso sera, chi poteva disporre di una radio poté udire le prime dieci note di “Fischia il vento”, eseguite alla chitarra ( “Soffia il vento, urla la bufera. Scarpe rotte eppur bisogna andar… a conquistare la nostra primavera..”) e subito dopo una voce annunciare: “Radio Libertà, libera voce dei volontari della libertà“.  Era il segnale della prima e unica emittente radiofonica rivolta al pubblico (e che avesse quindi una funzione non direttamente militare) gestita dai partigiani nel corso dei venti mesi della Resistenza. Le prime trasmissioni avvennero dalla frazione Trabbia e proseguirono per diverse sere,  , entrando nelle case dei biellesi. Ma facendosi sentire anche a Milano, Torino, Aosta e Firenze. Poi, nel gennaio del 1945,  a causa dell’accresciuta minaccia nemica,  la radio fu trasferita a Sala Biellese.

 

L’idea di dar vita a quella che una lapide commemorativa ricorda tutt’oggi essere stata “ la prima voce libera italiana” nacque nell’ambito delle attività della seconda Brigata Garibaldi. Gli intraprendenti  partigiani biellesi avevano preso la decisione di combattere il nemico  anche con l’arma della propaganda e l’emittente “Radio Libertà” riuscì a contrastare con successo la vasta opera di disinformazione compiuta dalla emittente nazifascista “Radio Baita”, intaccando il morale dei fascisti e dei tedeschi, diffondendo notizie sulle sconfitte dell’esercito nazista sui vari fronti. Così, dalle formazioni fasciste iniziarono le diserzioni in massa: a gruppi, gli alpini delle Divisioni “Monterosa” e “Littorio”, si affrettarono aRADIO LIBERTA2 raggiungere i reparti partigiani, passando dall’altra parte della barricata. I partigiani, tra l’estate e l’autunno del 1944, avevano già cercato di installare un’emittente radiofonica sul Monte Cerchio. La cosa, però, non aveva funzionato. Così l’imprenditore Filippo Maria Trossi decise di intervenire. Riuscì a procurarsi un apparecchio trasmittente, smontato da un aereo all’aeroporto militare di Cameri e lo fece arrivare al comando partigiano. Iniziò così la vita dell’emittente ribelle. Durante le prime trasmissioni, dopo le note musicali e il primo annuncio, veniva aggiunta una precisazione: “Non abbiano dubbi coloro che ci ascoltano, siamo partigiani, veri partigiani. Lo dice la nostra bandiera: Italia e libertà. Lo dice il nostro grido di battaglia: ‘Fuori i tedeschi, fuori i traditori fascisti’. Ecco chi siamo: null’altro che veri italiani. Le nostre parole giungeranno, valicando pianure e montagne, a tutti i compagni patrioti della Liguria, della Toscana, del Piemonte, della Lombardia, dell’Emilia, del Veneto, a tutti coloro che combattono per la nostra stessa causa. Viva l’Italia! Viva la libertà!“.

 

Le trasmissioni di “Radio Libertà” comprendevano una gamma abbastanza differenziata di testi, prevedendo ogni sera editoriali su argomenti vari, bollettini di guerra partigiani, notizie su avvenimenti locali e nazionali di rilievo, lettere di partigiani o familiari, saluti a combattenti o familiari, brani musicali e, talvolta, comunicati dei comandi partigiani o del Cln e persino poesie. Il contenuto delle trasmissioni è tuttora consultabile; la parte più consistente della documentazione relativa è custodita presso la Biblioteca Civica di Biella. Il redattore della programmazione era Sam (il farmacista Sandro Berruto), lo speaker Gibo (il ferroviere Luigi Galleis) e il tecnico radiofonico Gamma (il panettiere Giovanni Passaglia). L’accompagnamento musicale dal vivo, inizialmente eseguito alla chitarra dal Grifo (il filatore Alfio Re)  si arricchì  durante la vita della radio di altri strumenti e persino di un coro. Come già ricordato, allo scopo di evitare rappresaglie nemiche, nel gennaio del 1945, la radio fu smantellata e trasferita a Sala Biellese, nella fascia nord-orientale dell’Anfiteatro morenico d’Ivrea, ai piedi delle Api Biellesi, dove proseguì la propria attività anche oltre al 25 aprile.

 

 Marco Travaglini