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Gagliaudo ci ha insegnato come si possa risolvere un conflitto senza uccidere alcun essere umano

12 aprile, Alessandria sconfigge il Barbarossa… grazie alla mucca Rosina

di ilTorinese pubblicato mercoledì 11 aprile 2018

Ricorre il 12 aprile l’anniversario della fine dell’assedio del Barbarossa alla città di Alessandria nel 1175. Dopo aver saccheggiato e distrutto Chieri, Asti e Tortona durante la prima discesa in Italia nel 1155, l’imperatore Federico I tornò nella penisola per la quinta volta nell’autunno del 1174. Giunto al Moncenisio, proveniente dalla Svevia e dalla Borgogna, il Barbarossa piombò su Susa devastandola. Dopo la resa di Asti si diresse verso Alessandria, che era stata fondata pochi anni prima diventando il simbolo della resistenza all’imperatore e il 29 ottobre 1174 iniziò ad assediarla. Fu tutt’altro che una passeggiata e quella nuova piccola città con povere case di legno e tetti di paglia, abitate, come affermava convinto il marchese del Monferrato, solo da briganti e servi e ormai prossima a finire nelle mani dei nemici, era invece pronta a sostenere il grande assedio. Fu un inverno lungo, piovoso e molto freddo. Le forze imperiali giunsero di fronte alla città sicure di occuparla in breve tempo ma rimasero presto bloccate da un lungo e profondo fossato che circondava Alessandria. Cominciò così un lungo accerchiamento che terminò il 12 aprile 1175 (un anno prima della famosa battaglia di Legnano) con la resa degli uomini del Barbarossa, attaccati dagli alessandrini mentre erano intenti a scavare una galleria per penetrare all’interno del centro abitato. La tradizione popolare vuole che a salvare la città fosse stato uno stratagemma escogitato da un tale Gagliaudo Aulari, oggi personaggio popolare e maschera carnevalesca di Alessandria. Costui era un pastore che decise di sfamare la sua vacca Rosina con il foraggio e gli ultimi viveri rimasti in città. Con grande coraggio uscì un giorno dalle mura assediate per portare la mucca a pascolare. I nemici lo catturarono, uccisero la bestia per nutrirsi e rimasero meravigliati da tutto ciò che riempiva il suo stomaco. Il Barbarossa interrogò subito il contadino Gagliaudo che gli rivelò che Alessandria era ben provvista di cibo ed era in grado di resistere all’assedio ancora per molto tempo. L’imperatore germanico decise allora di non perdere altro tempo. Tolto l’assedio ad Alessandria si mosse contro l’esercito della Lega Lombarda. Nell’Oltrepò pavese, a Montebello della Battaglia, sulle colline tra Voghera e Casteggio, un armistizio, noto come la pace di Montebello, evitò uno scontro campale tra i due eserciti. La leggenda della mucca Rosina, che ancora oggi si racconta ai bambini alessandrini, è stata ripresa da Umberto Eco nel romanzo “Baudolino”, santo patrono della località piemontese. Nel 1183 il comune di Alessandria fu riconosciuto da Federico I Barbarossa. In un monumento dedicato a Gagliaudo in piazza Duomo una frase di Umberto Eco recita così: “A Gagliaudo Aulari, che ci ha insegnato come si possa risolvere un conflitto senza uccidere alcun essere umano. Se il mondo lo ha dimenticato, ricordiamolo noi”.

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Filippo Re

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