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Come "imparare" il Wanderlust: l'istinto migratorio. La voglia irrefrenabile di viaggiare e scoprire posti nuovi

10 cose che (forse) non sai sull’Erasmus

di ilTorinese pubblicato venerdì 6 luglio 2018

Era il semestre invernale dell’a.a. 2017/2018, quando mi buttai allo sbaraglio nell’ardua impresa di sopravvivere 6 mesi nel capoluogo della Renania Nord-Occidentale, presso l’Heinrich Heine Universität, facoltà di filosofia. Mi rivolgo a te, che stai pensando di partire per un periodo Erasmus, ti avverto: sarà uno shock culturale. Ecco 10 curiosità che devi sapere prima di avventurarti in un periodo Erasmus


1) È un’ansia continua Carte su carte, scartoffie a non finire… Durante il tuo Erasmus dovrai rassegnarti a convivere con uno scambio epistolare INFINITO di documenti per il contratto tra università, per ottenere uno studentato nel paese di arrivo, per le borse di studio… E poi ti toccherà combattere con changes continui del learning agreement e miliardi di scadenze… Insomma, riuscire a mantenere la sanità mentale dietro a tutto questo, mentre stai anche preparando gli esami, richiede non poca resistenza, capacità organizzativa e memoria.

2) Richiede coraggio Eh sì, mollare famiglia, amici di sempre e magari un amore, per partire per mesi da solo per un paese sconosciuto può non suonare allettante per tutti… ma le difficoltà non sono mica tutte lì! Una volta partito dovrai anche essere in grado di organizzarti il viaggio da solo e orientarti all’estero, fino a raggiungere il tanto agognato, per quanto modesto, studentato (se hai avuto la fortuna di vedertene assegnato uno!)

3) Ti rende un po’ bohème… I continui viaggi che caratterizzano lo studente Erasmus e le risorse modeste, date dai risparmi di un lavoro saltuario e la misera borsa di studio, ti insegneranno l’arte dell’arrangiarsi con poco e sentirti comunque il giovane più felice e fortunato dell’universo!

4) Ti insegna il valore della condivisione Come solo uno studente fuori sede può capire, condividere è ESSENZIALE quando non hai vicino una famiglia che può sostenerti e i soldi scarseggiano sempre… Ma questo non crea affatto depressione, come qualcuno potrebbe immaginare! Si viene anzi a creare una sorta di atmosfera di “decrescita felice”, in cui gli sprechi sono nulli, la condivisione è massima e i legami sociali con i vicini di casa e i nuovi amici diventano sempre più stretti, quasi a formare un nuovo nucleo familiare.

5) Ti fa scoprire più fratelli e sorelle di quanti credevi di averne Come dice il proverbio: mal comune, mezzo gaudio! Ebbene sì, in mezzo ai mille disagi del doversi ambientare alla cultura locale e del dovere imparare a districarti con la lingua, i tuoi fratelli di Erasmus, ossia gli altri studenti aderenti al progetto, saranno anche i compagni tuoi di sventure, con cui potrai confrontarti, ridere delle piccole disavventure quotidiane e costruire bellissimi ricordi insieme. Senza contare i nuovi amici del posto! Se sarai fortunato ti sarà affidato uno o più buddies dalle associazioni universitarie, ossia uno studente dell’università ospitante che si offrirà volontario per  farti da Cicerone per quanto riguarda il campus universitario e la città stessa. Un buon buddy ti saprà consigliare dove bere una buona birra la sera, un ottimo buddy ti porterà a bere tutta la notte!

6) Rinforza il legame con Casa Prima di partire credevo che vivere all’estero mi avrebbe fatto, se non perdere, quantomeno affievolire i legami con gli amici di sempre, la famiglia e il mio stesso Paese… Non mi sono mai sbagliata tanto. È incredibile quanto si rafforzi il legame di solidarietà tra compaesani quando ci si ritrova in un paese straniero e quanto sia grande la gioia che si prova quando i tuoi vecchi amici o i parenti vengono a trovarti a sorpresa! È scioccante quanto sembra che si amplifichino le emozioni in un contesto del genere.

7) Ti fa capire che non tutto si può tradurre Parola di una studentessa di Lingue: non tutto è traducibile. Avete mai sentito parlare dei Realia? Ebbene, sono delle parole strettamente collegate alla cultura locale, agli usi e costumi, ai gusti e al modo di sentire tipico della gente del posto. Un Glühwein ha tutta un’altra connotazione emotiva rispetto al nostro vin brulè, l’Einsamkeit è ben più di un semplice senso di solitudine e lo Stammtisch è un meraviglioso momento e un rituale di aggregazione che non sembra avere una parola corrispondente nella nostra lingua. Mentre per quanto riguarda invece il tipico abbiocco italiano, i tedeschi sembrano non capire bene fino in fondo di cosa si tratti e quanto esso sia inevitabile dopo una bella mangiata.

8) Ti fa prendere coscienza della tua “italianità” Non hai idea di quanto il tuo accento, il tuo modo di fare e perfino di camminare sia italiano, finché non vai a vivere all’estero. Spiazzante ma allo stesso tempo divertente, questa nuova consapevolezza emergerà quando meno te l’aspetti. Mentre chiacchieri, studi o brindi con la gente del posto o studenti di altre nazionalità che all’improvviso se ne usciranno con un “typisch italienisch!” o “that’s so typical of Italians!” riferendosi a piccoli particolari quotidiani o modi di dire che tu credevi fossero culturalmente neutri o quantomeno internazionali.

9) È un investimento Richiede soldi… tanti soldi! Molti studenti Erasmus spesso infatti finiscono per trovarsi un lavoretto da affiancare alle attività di studio perché, effettivamente, le borse di studio coprono malapena i costi dell’affitto. E inoltre ti fa perdere tempo, in termini accademici, in quanto, per esempio, il progetto Erasmus+ non permette di poter dare esami di più annualità della stessa lingua nello stesso anno accademico, limite invece assente (per fortuna!) all’Università degli Studi di Torino.

10) È un’esperienza pirandelliana: ti trasforma in uno, nessuno e centomila! Nonostante i mille ostacoli e difficoltà una cosa è certa: una volta tornato a casa, la depressione postErasmus per te sarà inevitabile. Ti mancherà terribilmente lo stimolante ambiente interculturale e la possibilità di imparare sempre cose nuove sulle altre culture ma contemporaneamente, per contrasto, anche sulla tua. Ti accorgerai di avere assunto dei modi di fare e di dire tipici della cultura del paese che ti ha ospitato per tanti mesi, ma di cui non ti eri accorto finché non sei rimpatriato. Realizzerai all’improvviso quanto sei unico ma allo stesso tempo piccolo in un mondo così grande, e imparerai che superare la propria zona di confort implica sì dei rischi, ma anche delle meravigliose avventure. In Germania esiste una parola: Fernweh. Essa indica il dolore per ciò che è lontano, per un luogo che non è la tua patria, ma è un posto in cui sei stato e hai lasciato un pezzo di cuore, in cui vorresti disperatamente ritornare. Chissà, forse, quando hanno coniato questo termine, i teutonici pensavano proprio alla nostra bella Italia, ma io, invece, penso alla cittadina di Düsseldorf, che mi ha ospitato per sei mesi, diventando la mia casa. Ma questo Erasmus mi ha insegnato anche il Wanderlust, l’istinto migratorio, la voglia irrefrenabile di viaggiare e scoprire posti nuovi, ampliando la mia identità da italiana a cittadina del mondo. In conclusione, se deciderai di partire per questa esperienza, non posso garantire che tornerai… E se lo farai, non sarai più lo stesso.

 

Valentina Scebba